
Ci sono viaggi che servono a spostarsi da un luogo a un altro.
E poi ci sono viaggi che si fanno per vivere qualcosa che resterà dentro per sempre.
Questa volta io e Daphne siamo partite dalla Sardegna nel cuore della notte, direzione Livorno, per partecipare a due giornate di gare di Dog Dance. Un viaggio lungo, impegnativo, reso ancora più intenso dal mare mosso… ma carico di emozione fin dal primo momento.
Mentre caricavo in macchina valigie, attrezzatura e tutto il necessario per la gara, continuavo a pensare:
“Lo stiamo facendo davvero. Stiamo partendo insieme, di nuovo.”
Guardavo Daphne e sapevo che, qualunque cosa sarebbe successa, sarebbe stata un’altra avventura bellissima condivisa con lei.
Una notte di mare e di fiducia
La traversata non è stata semplice.
Le onde facevano oscillare la nave e dormire era quasi impossibile.
Daphne, che di solito preferisce dormire nel letto accanto al mio, a un certo punto si è svegliata spaventata dal movimento. Mi ha guardata, è saltata accanto a me e si è rannicchiata senza più spostarsi fino al mattino.
In quel momento non eravamo più un cane e la sua proprietaria.
Eravamo semplicemente due compagne di viaggio che si facevano coraggio a vicenda.


L’arrivo e l’attesa
Una volta sbarcate a Livorno, abbiamo affrontato il viaggio in auto fino a destinazione.
La stanchezza era tanta, ma anche la felicità.
Il giorno prima della gara è stato dedicato soprattutto al riposo.
Volevo che Daphne arrivasse serena, rilassata e pronta a divertirsi.
La sera siamo uscite insieme per una breve passeggiata e per prendere una pizza da asporto. Durante l’attesa abbiamo improvvisato qualche piccolo trick nella piazzetta, solo per il piacere di farlo. Nessuna pressione, nessun obiettivo. Solo noi due.
Ed è stato uno dei momenti più belli: fare ciò che amiamo, semplicemente perché ci fa stare bene.

Il giorno della gara
La mattina della gara l’ansia ha iniziato a farsi sentire.
Le mani fredde, il cuore accelerato, la consapevolezza che il momento era arrivato.
Daphne, invece, era tranquilla, presente, serena.
Come se volesse insegnarmi ancora una volta che la cosa più importante non era la performance, ma il fatto di essere lì insieme.
La passeggiata del mattino è servita a metterla in moto e a permetterle di rilassarsi prima della gara.
Il ring: solo io e Daphne
Il pre-ring è uno spazio fondamentale: serve a prepararsi, a concentrarsi, a entrare nella giusta dimensione mentale.
È l’unico momento in cui è consentito utilizzare cibo e giochi, e io ho scelto di sfruttarlo al massimo per arrivare pronte al nostro ingresso.
Ero completamente focalizzata su Daphne: esercizi di concentrazione, rinforzi con cibo e gioco, qualche breve passaggio della routine per rinfrescarle la memoria.
Lei era attiva, carica, pronta… e il mio obiettivo era trasformare tutta quell’energia in presenza e attenzione.
Quando è arrivato il nostro turno, siamo entrate nel ring in condotta.
Un inchino per salutare giudice e pubblico, poi ci siamo posizionate nel punto stabilito.
Ho alzato il braccio.
La musica è partita.
In quell’istante il mio corpo e la mia mente sono entrati in modalità concentrazione totale.
Dentro la nostra bolla
Non avevo paura di dimenticare i movimenti: la routine era stata provata a lungo, ormai faceva parte di noi.
Non c’erano pensieri, solo presenza.
La mia attenzione era completamente su Daphne, pronta a sostenerla in ogni momento.
Lei era energica, gioiosa, luminosa.
Daphne ha la capacità di trasmettere gioia e voglia di vivere a chiunque la guardi, e in quel momento quella gioia era tutta per me.
Ciò che mi ha emozionato di più è stato vederla così presente, così focalizzata su di me e su quello che stavamo facendo.
Non era affatto scontato: era la nostra prima partecipazione in una classe ufficiale.
Non ho percepito il pubblico, né i giudici, né il contesto.
Eravamo dentro una bolla: solo io, lei e la musica a guidarci.
Il finale
Quando la musica è finita ho provato una gioia immensa e una profonda gratitudine nei confronti di Daphne.
In quell’istante siamo tornate alla realtà: ho sentito gli applausi, qualcuno dire “brave”, il mondo intorno a noi che rientrava lentamente.
Siamo uscite dal ring felicissime, guardandoci negli occhi.
Quella è l’immagine che porterò con me per sempre.
Sono uscita velocemente perché volevo premiarla subito, continuando a ripeterle quanto fosse stata bravissima.
L’ultimo esercizio della routine prevedeva che Daphne mi salisse in braccio, allora ho deciso di uscire così, tenendola stretta, per darle immediatamente almeno un rinforzo sociale mentre raggiungevamo l’uscita.
La scoperta del risultato
Solo più tardi, al termine delle esibizioni, durante le premiazioni, ho scoperto che eravamo arrivate prime.
Non avevo aspettative.
Non mi era nemmeno passato per la mente che potesse succedere.
Quando hanno pronunciato il mio nome, sono rimasta incredula.
Il primo pensiero è stato:
“Ma davvero? Daphne prima? Che brava che è stata.”
L’emozione è stata travolgente: orgoglio, stupore, commozione.
Il secondo giorno
La mattina successiva abbiamo affrontato un’altra gara, nonostante la stanchezza accumulata.
Anche questa volta Daphne è stata straordinaria: concentrata, presente, generosa fino all’ultimo momento.
Eravamo sole nella nostra categoria, ma i punteggi sono stati persino più alti del giorno precedente.
Segno che, nonostante tutto, la nostra connessione era ancora lì, forte e stabile.





Il ritorno a casa
Il viaggio di ritorno è stato diverso.
La tensione era finita, lasciando spazio a una stanchezza dolce e a una profonda gratitudine.
Tornare a casa ha significato ritrovare la nostra quotidianità, gli altri miei cani che ci aspettavano felici, le persone care, la normalità.
Significa poter festeggiare questa esperienza e poi concedersi il riposo necessario per ripartire con nuovi obiettivi.
Molto più di una gara
Questa esperienza non è stata solo una competizione.
È stata la conferma di quanto sia speciale il legame che si può costruire con il proprio cane quando si lavora con rispetto, fiducia e gioia condivisa.
Quella routine per noi non è solo una sequenza di esercizi.
È divertimento.
È sintonia.
È collaborazione.
È una marea di sguardi e sorrisi condivisi.
È la nostra prima vera routine da gara, e per questo ha un valore ancora più grande.
Se oggi sono orgogliosa, non è tanto per i risultati.
Sono orgogliosa soprattutto di Daphne.
Della sua sensibilità, della sua presenza, della sua voglia di stare con me e di affrontare tutto insieme, di tutto il percorso che abbiamo fatto insieme, della cagnolina splendida che è diventata.
E sono infinitamente grata alla vita per avermela fatta incontrare.

