
Questa mattina, tra i ricordi di Facebook, mi è comparso un video di Argo.
L’ho guardato e ho pensato che, in realtà, non ho mai raccontato da dove viene il nome Io e Argo.
Chi mi conosce attraverso il mio lavoro probabilmente conosce questo nome da anni, ma forse non sa che, prima di essere il nome della mia attività, Io e Argo siamo stati semplicemente io e un cane.
E per capire davvero perché ho scelto quel nome, bisogna tornare indietro di parecchio.
Il primo cane tutto mio
Nella mia vita ci sono sempre stati cani. Da quando avevo cinque anni, sono cresciuta con loro e l’amore per gli animali è qualcosa che ho sempre avuto, praticamente da quando ne ho memoria.
Argo, però, è stato il primo cane che fosse davvero mio, il primo cane che ho vissuto davvero in maniera diversa.
Vivevo ancora a casa dei miei genitori e loro non volevano assolutamente che prendessi un cane.
Io l’ho preso lo stesso.
Era un cucciolo nato da una cucciolata casalinga che cercava famiglia. Non era un cane di razza, non aveva una storia particolare alle spalle e, a guardarlo da fuori, era semplicemente un cane qualsiasi.
Per me, però, non era affatto un cane qualsiasi.
Era Argo.
Ero una ragazzina e non avevo idea di cosa significasse davvero occuparsi di un cane. Non conoscevo la cinofilia, non studiavo comportamento e non avevo particolari competenze.
Avevo soltanto un piccolo cane che amavo da morire.
E lui era sempre con me.
Facevamo tutto insieme
Argo era un cagnolino dolcissimo, simpatico e socievole. Andava d’accordo praticamente con tutti.
E soprattutto, era sempre pronto a seguirmi.
Ovunque.
Facevamo insieme anche le cose più normali della vita.
Persino andare a fare shopping.
Me lo ricordo ancora: io entravo nei negozi, sceglievo i vestiti e lui veniva con me. Quando entravo in camerino, entrava anche lui, si metteva tranquillo in un angolo e mi guardava mentre provavo le cose.
Io uscivo dal camerino, mi guardavo allo specchio e sceglievo cosa comprare.
Lui era lì.
Non poteva ovviamente dirmi se quel vestito mi stava bene oppure no, ma nella mia testa era comunque parte della decisione.
Era una cosa normalissima per noi.
Argo mi seguiva nelle mie avventure, dormiva con me, veniva praticamente ovunque potesse venire.
Il nostro rapporto quotidiano era quasi simbiotico.
Io andavo, lui veniva.
Io mi spostavo, lui mi seguiva.
E per me era semplicemente normale vivere così.
È iniziato tutto da una domanda
La cosa curiosa è che io non sono arrivata alla cinofilia perché, da ragazzina, avessi deciso di lavorare con i cani.
È successo il contrario.
Ho iniziato a interessarmi ai cani perché volevo capire Argo.
Mi sono resa conto che amarlo tantissimo non significava automaticamente riuscire a comunicare con lui.
E allora ho iniziato a farmi domande.
Cosa voleva dirmi quando faceva una determinata cosa?
Come potevo farmi capire meglio?
Come potevo capire quello che lui stava cercando di comunicare a me?
Ero inesperta, ma avevo una cosa che ancora oggi considero fondamentale: la voglia di capire.
Con Argo ho iniziato a scoprire che vivere bene con un cane non significa semplicemente volergli bene.
L’amore è fondamentale.
Ma non basta.
Servono conoscenza, osservazione, competenze e la disponibilità a mettersi in discussione.
All’epoca, naturalmente, non potevo sapere dove mi avrebbe portato tutto questo.
Stavo solo cercando di capire meglio il mio cane.
Finalmente, una casa tutta nostra
Dopo qualche anno ci siamo trasferiti nella casa che avevo preso in affitto.
Quello è uno dei ricordi più belli che ho di noi.
Finalmente eravamo solo io e lui.
Era casa nostra.
E ricordo Argo felicissimo di vivere quel nuovo spazio insieme a me.
Non avevamo bisogno di chissà cosa. Bastava esserci.
Lui aveva il suo spazio, io il mio, e continuavamo a fare quello che avevamo sempre fatto: stare insieme.
Se ci penso oggi, forse è proprio lì che mi rendo conto di quanto fossimo legati.
Non era soltanto il cane che viveva con me.
Era il cane con cui condividevo la mia vita.
Una parte della nostra storia che tengo per me
Dopo cinque anni insieme, Argo è scomparso.
Non è una parte della nostra storia che racconto spesso.
E non lo farò nemmeno qui nei dettagli.
È una ferita che appartiene a me e che preferisco custodire con discrezione.
Posso solo dire che, da quel giorno, non ho più saputo che fine avesse fatto.
E forse è proprio questa la parte più difficile: non avere una risposta.
Però oggi, quando penso ad Argo, non voglio che la sua storia sia definita da come è finita.
Voglio ricordarmi di come è stata.
Cinque anni di vita insieme.
La sua pallina.
Le passeggiate.
I traslochi.
Le serate a dormire insieme.
I negozi e quei camerini in cui lui si sedeva pazientemente ad aspettarmi.
E quella casa in cui, per un po’, eravamo semplicemente noi due.
Quello che Argo mi ha lasciato
Argo mi ha lasciato molto più di un ricordo.
Mi ha lasciato il modo in cui oggi guardo i cani.
Mi ha fatto capire che, per avere una relazione davvero bella con un cane, non basta amarlo.
Bisogna conoscerlo.
Bisogna imparare a leggerlo.
Bisogna imparare a comunicare con lui e, soprattutto, bisogna essere disposti a capire che anche noi dobbiamo imparare qualcosa.
È una cosa che oggi, nel mio lavoro, considero fondamentale.
Quando una persona arriva da me con il proprio cane, non penso soltanto a quello che voglio insegnare al cane.
Penso a quello che possiamo insegnare alla persona perché impari a vivere meglio con il proprio cane.
E questa cosa, probabilmente, è iniziata molti anni prima che io sapessi anche solo cosa fossero un addestratore e un educatore cinofilo.
È iniziata con Argo.
Perché “Io e Argo”
Quando è arrivato il momento di scegliere il nome della mia attività, non ho dovuto inventare nulla.
Il nome esisteva già.
Io e Argo.
Perché è così che è iniziato tutto.
Con una ragazzina che voleva semplicemente un cane.
Con un cane che non aveva nulla di speciale per il resto del mondo, ma che per lei era tutto.
Con una relazione che mi ha fatto venire voglia di capire.
E con la scoperta, forse la più importante, che ancora oggi cerco di trasmettere alle persone con cui lavoro:
amare il proprio cane è meraviglioso. Ma imparare a conoscerlo è ciò che permette davvero di costruire una relazione con lui.
E forse è questo che ci lasciano
Perdere un cane fa male.
Lo sappiamo tutti, anche se spesso cerchiamo di non pensarci.
Ma se c’è una cosa che ho imparato da Argo è che non vorrei mai rinunciare a tutto quello che ho vissuto con lui soltanto per evitare il dolore di perderlo.
Preferisco averlo avuto.
Preferisco averlo amato così tanto.
Preferisco avere tutti quei ricordi.
Perché il dolore che rimane dopo la perdita non cancella gli anni belli che ci sono stati prima.
E così, anche se Argo non fa più parte della mia vita da tantissimo tempo, in qualche modo continua a farne parte.
È dentro il nome della mia attività.
È dentro il mio modo di vedere i cani.
È dentro la curiosità che ancora oggi mi porta a cercare di capire sempre qualcosa in più.
E ogni volta che qualcuno mi chiede:
“Perché Io e Argo?”
la risposta è molto più semplice di quanto possa sembrare.
Perché prima di diventare un lavoro, prima di diventare tutto quello che è oggi…
c’eravamo semplicemente io e Argo.